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26 maggio: Sir Richard Peto nuovo professore ad honorem dell'Ateneo

La cerimonia alle ore 9 all’Auditorium Paganini di Parma, in apertura del convegno internazionale “Respiration Day 2017”

Si allunga l’elenco dei professori ad honorem dell’Università di Parma.
Venerdì 26 maggio, all’Auditorium Paganini, verrà infatti conferito il titolo di professore ad honorem in Respiratory Medicine a Sir Richard Peto, docente di Statistica medica ed Epidemiologia all’Università di Oxford.

La cerimonia, prevista per le ore 9, segna l’inizio ufficiale del “Respiration Day 2017, convegno internazionale interamente dedicato alle malattie respiratorie.

In programma l’introduzione del Pro Rettore vicario dell’Università di Parma Giovanni Franceschini, a cui seguirà la lettura della motivazione del conferimento del titolo da parte di Alfredo Antonio Chetta, docente ordinario di Malattie respiratorie al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma. Poi la consegna della pergamena di professore ad honorem, appositamente realizzata per l’evento dall’artista Giorgio Tentolini. Infine Sir Richard Peto terrà la sua lezione magistrale Pulmonary and extrapulmonary effects of cigarette smoking.

L’evento gode del patrocinio della Associazione Alumni e Amici dell’Università di Parma.

Sir Richard Peto è il quinto professore ad honorem dell’Università di Parma. Il suo nome segue quelli dell’imprenditore Gian Paolo Dallara, del regista, pittore e scrittore Peter Greenaway, dell’imprenditore Valter Mainetti e del giornalista Luca Abete.

Breve biografia di Richard Peto
Richard Peto è professore di Statistica medica ed Epidemiologia presso l'Università di Oxford. Ha iniziato la sua carriera epidemiologica nel 1967, lavorando con Charles Fletcher sul corso naturale della bronchite cronica e dell'enfisema, dimostrando che i fumatori che sviluppavano l’ostruzione delle vie respiratorie potevano diminuirne sostanzialmente il tasso di progressione semplicemente smettendo (Fletcher e Peto, BMJ 1977). Insieme a Richard Doll, ha lavorato sullo studio di Doll sulla correlazione tra il fumo e la potenziale morte nei medici britannici (Doll and Peto, BMJ 1976).
L’approfondimento a lungo termine di questo e di altri studi ha dimostrato che più della metà di tutti i fumatori abituali sono alla fine uccisi dal tabacco, ma coloro che si fermano prima dei 40 anni e, ancora meglio, ben prima dell'età di 40 anni, evitano più del 90% del rischio. Doll e Peto (Le cause del cancro, JNCI 1981) hanno poi mostrato quanto i rischi del fumo superassero quelli di tutte le altre cause conosciute del cancro in Europa e in America.
Dagli anni Ottanta, Peto e i suoi colleghi hanno portato avanti importanti studi epidemiologici su fumo, alcool, obesità, diabete e sulla pressione sanguigna in molte popolazioni diverse in Europa, America, Cina, India, Russia e Sudafrica, evidenziando le grandi differenze a livello internazionale sulle principali cause evitabili di morte prematura da malattie non trasmissibili attraverso la valutazione della dimensione attuale e futura dell'epidemia globale di morte da tabacco.
Peto e Lopez hanno dimostrato, già a partire dagli anni '90, che se le attuali abitudini dei fumatori continueranno, il tabacco causerà circa 1000 milioni di morti nel presente secolo, contro i "soli" 100 milioni di morti attestati nel ventesimo secolo. Questi risultati sono stati ampiamente usati in tutto il mondo per contribuire a limitare la mortalità dal tabacco; il gruppo di Oxford ha inoltre istituito una rete mondiale di importanti studi futuri e retrospettivi per monitorare l'evoluzione dell'epidemia di morte da tabacco nei prossimi decenni, inclusi gli studi a livello nazionale in Cina degli anni '80, ‘90 e 2000.
Infine, il gruppo di Oxford ha avviato negli anni '80 una serie di grandi sperimentazioni e metanalisi collaborative negli studi sulle malattie vascolari e sul cancro al seno, che hanno dimostrato come alcuni trattamenti ampiamente praticabili potrebbero migliorare la sopravvivenza a lungo termine.
Richard Peto è stato nominato Sir nel 1999 per i suoi importanti contributi all'epidemiologia.

Pubblicato Giovedì, 18 Maggio, 2017 - 14:59 | ultima modifica Venerdì, 19 Maggio, 2017 - 14:11